La nostra rubrica dedicata alle donne Expat oggi ci porta in Portogallo – più precisamente a Lisbona – dove Rossella vive da qualche anno.

Vivi a Lisbona da un po’ ormai. Ti va di raccontarci com’è nata l’idea di trasferirti qui e riassumerci brevemente la tua esperienza?

Si, vivo a Lisbona da circa tre anni. Sono arrivata qui per un Erasmus Placement, il programma di tirocinio all’estero che fornisce l’università. Non avevo mai vissuto all’estero e neanche viaggiato più di tanto, l’anno prima avevo preso in considerazione l’idea di andare in Irlanda a fare la ragazza alla pari ma la mia insicurezza aveva preso il sopravvento.
Qualche mese dopo, nel luglio 2015 mi sono svegliata e ho pensato “adesso compilo quei moduli”, ero intrappolata in una vita che non volevo quindi perché non provarci?
Sono arrivata per quelli che dovevano essere sei mesi che poi sono diventati 9.
Subito dopo la fine del tirocinio presso la Cinemateca Portuguesa (ho studiato cinema) ho scoperto di avere un Linfoma di Hodking e di dover fare la chemio terapia: ho scelto di non farmi abbattere e di restare, lavoravo 13 giorni, prendevo l’aereo, tornavo in Italia facevo la chemio e ritornavo qui.
Credo che Lisbona mi abbia salvata per la seconda volta.

Nell’immaginario collettivo espatriare significa preparare lo zaino e partire all’avventura, nella realtà si finisce invischiati nella burocrazia del Paese ospitante. Visto che il Portogallo fa parte dell’Unione Europea e non c’é bisogno di richiedere un visto, ci sono incombenze burocratiche a cui far fronte come cittadina italiana? Ci sono limitazioni di qualsiasi genere rispetto ad un cittadino portoghese? Come funziona la sanità?

Limitazioni non direi ma qualche difficoltà all’inizio è normale. Premesso che quasi tutti qui parlano inglese non è sempre facile destreggiarsi nella burocrazia portoghese.

Per lavorare bisogna richiedere il NIF il numero di identificazione fiscale, non ci vuole molto ma i tempi di attesa a volte possono diventare pesanti. 
Il Portogallo è un paese in ripresa economica, da qualche anno a questa parte è arrivata tantissima gente europea e non, diciamo che non era totalmente pronto a questo cambiamento.

La sanità ad esempio non è delle migliori ma non per la qualità dei medici, mi sono sempre trovata benissimo e alcuni controlli li faccio proprio qui. Però i tempi di attesa del pubblico sono lunghi, non ci sono abbastanza medici di famiglia per tutti e quindi spesso si viene affidati al primo medico disponibile durante la giornata (per le urgenze) o per i giorni successivi.
 Se però hai un’assicurazione privata allora le cose cambiano radicalmente.

Diciamoci la verità, pensano tutti che solo perché vivi all’estero sei sempre in vacanza. Come gestisci questo aspetto?Si è vero, ricevo costantemente messaggi dove mi si dice “vabbè ma tu non fai niente tutto il giorno” oppure “che bello vorrei fare la tua vita”. Ma quale vita dico io?

Si, so di essere fortunata perché vivo a Lisbona… ma non faccio la vita da nababbo! Mi alzo, corro per prendere l’autobus, vado al lavoro, a fare la spesa etc come tutti.
Certo a volte dopo il lavoro vado a fare qualche aperitivo, nel week end mi concedo delle mostre o qualche gita fuori porta nelle vicinanze ma non penso sia una cosa così speciale. Credo siano cose normali che si possono fare in tanti posti solo che siccome io vivo fuori viene considerato più facile.
Cerco di parlarne il più possibile anche sui social, sono una ragazza normale che fa cose normali solo che invece di essere a Verona lo fa a Lisbona.

Di cosa ti occupi a Lisbona? Facevi lo stesso lavoro in Italia?

Faccio un lavoro un po’ particolare: sono una restauratrice digitale di pellicole cinematografiche. Che parolone! Ma di cosa si tratta in pratica? Restauro film vecchi, pellicole che vengono digitalizzate e poi messe “a nuovo”.
No in Italia ho sempre fatto altro durante il periodo universitario ad esempio la hostess per alcuni eventi.
Il giorno in cui mi è arrivata la email di conferma del tirocinio a Lisbona ho ricevuto anche un’altra proposta di lavoro a Bologna per un tirocinio pagato 400€ nel mio settore di studio. Bello, ma poi? Ho preferito dire si ad un’esperienza che ero sicura mi avrebbe dato tanto.

Domanda del secolo: vorresti tornare in Italia? Cosa ti manca di più del nostro paese? Cosa pensi serva all’Italia per risollevarsi dalle sue ceneri?

È una domanda che mi fanno spesso a cui sento di dare una sola risposta: per ora no.

Amo l’Italia, quando sono lontana vorrei solo tornare ma quando torno, dopo qualche giorno mi ricordo sempre perché sono andata via. È bello tornare in vacanza, vedere qualche vecchio amico e abbracciare la propria famiglia ma non più di questo.

È un paese bellissimo ma che al momento non può fare parte di me: non mi sento mai libera di essere ciò che sono anche se si tratta di casa mia. Potrebbe dare tanto ma non lo fa, soprattutto in questo periodo storico dove pare che l’odio stia prendendo il sopravvento su tutto.
Non sono nessuno per dire cosa serve ad un paese ma sono sicura che l’Italia e gli Italiani possono essere migliori di così.

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