La nostra rubrica dedicata alle donne Expat oggi ci porta in Brasile – più precisamente a Rio De Janeiro – dove Sara vive da qualche anno.

Sei un expat da un pò ormai. Ti va di raccontarci com’è nata l’idea di trasferirti in Brasile e riassumerci brevemente la tua esperienza?

Sono Sara Martinel, anno 1992, nata a San Daniele del Friuli.

Dopo un anno di iscrizione a Psicologia, scelsi di entrare ad un’altra Università per studiare Scienze della Formazione Primaria.

All’ingresso all’Università ci dissero: “Per ottenere la laurea dovete ottenere il livello B2 di inglese, in quanto da insegnanti dovrete insegnare la lingua straniera parlando solo in inglese durante la lezione”.

Io pensai: “Ok, a causa probabilmente solo dell’inglese, non mi laureerò mai”.

Io dico spesso, sono un esempio vivente del “tutto è possibile”, perché in pochi anni non avrei mai pensato e detto di capovolgere così la mia vita (in positivo). Anzi, ad oggi sono felice di parlare addirittura 4 lingue!

Prendi in mano la tua vita e fanne un capolavoro

Per questo motivo iniziai a fare molto volontariato. Da quel momento sono diventata catechista prendendo i bimbi più piccoli della mia parrocchia e portandoli fino alla comunione.
In quel periodo nacque in me un desiderio forte di fare volontariato anche all’estero e non capisco il motivo preciso ma ebbi molta voglia di andare in Africa per poter operare in quelle terre con i bambini meno fortunati. Così iniziai ad informarmi e giunsi ad un’associazione che si occupava di mobilità per volontariato. Loro mi spiegarono che non era possibile partire per l’Africa per motivi di sicurezza però mi hanno dato l’alternativa del Sudamerica.

È proprio così che iniziai a viaggiare, che la mia vita cambiò sotto tanti punti di vista, conobbi il Sudamerica, il Brasile..

Nel frattempo però ero ancora iscritta all’università in Italia, raggiunsi quindi la mia laurea magistrale e diventai un insegnante.

La mia vita cambiò nuovamente quando rincontrai Thiago, lui è italo-brasiliano. All’inizio abbiamo fatto davvero pazzie da romanzo per poterci vedere per poterci frequentare e capire che ci stavamo innamorando.

Cogliendo l’occasione della fine del mio contratto a scuola e della fine dei miei studi universitari, decisi di provare a vivere all’estero, opportunità che mi avrebbe permesso anche di conoscere meglio Thiago.
All’inizio abbiamo scelto Barcellona.

È così che dopo un anno a Barcellona abbiamo deciso di trasferirci definitivamente in Brasile, avviando per me la documentazione per l’unione di fatto con Thiago che mi avrebbe permesso di ottenere un visto permanente in qualità di compagna di un cittadino brasiliano.

Nell’immaginario collettivo espatriare significa preparare lo zaino e partire all’avventura, nella realtà si finisce invischiati nella burocrazia del Paese ospitante. Ti va di spiegarci con quale visto vivi in Brasile? Quali sono i pro e i contro di questa situazione?

Per vivere in Brasile la questione del visto non è così semplice: lo si ottiene per motivi di studio per esempio, tuttavia in questo caso è provvisorio e deve essere rinnovato ogni anno solo ai fini del completamento degli studi presso x Università. Altrimenti lo si può ottenere per motivi lavorativi, però anche in questo caso diventa difficile ottenere un lavoro e trovare un datore di lavoro disposto a garantire per te perché tu rimanga presso la sua azienda brasiliana (sono posizioni professionali eventualmente specifiche per cui tu diventi prezioso).

Durante i primi mesi quindi ci siamo occupati delle pratiche per il mio permesso di soggiorno, richiedendo anche in Italia alcuni documenti per poter presentare domanda alla polizia federale brasiliana.
Venire in Brasile e vivere qua cercando un lavoro, supponendo che si conosca già la lingua portoghese, non è molto consigliato perché per i nostri standard europei solitamente si guadagna molto poco lavorando molte ore e con meno tutele rispetto alle norme europee.

Diciamoci la verità, pensano tutti che solo perché vivi all’estero sei sempre in vacanza. Come gestisci questo aspetto?

È vero, molte persone pensano che vivendo a Rio de Janeiro un luogo così caldo bello tropicale dove è sempre estate, io sia tutto l’anno in vacanza.

In realtà vivendo lontano da casa mi sono anche molto allontanata dei pregiudizi ed ai fari puntati su di me che invece è una vita di paese può dare.
Probabilmente molte persone penseranno che scegliendo di venire a vivere a Rio io faccia una vita in cui sono sempre in vacanza, anche se ovviamente così non è.
Decidendo di portare avanti un’azienda di cui solo io e Thiago siamo i proprietari è un impegno molto più gravoso rispetto ad un lavoro da dipendente (come può essere il lavoro statale da supplente che facevo prima) in cui finito l’orario di ufficio non si hanno più pensieri sullo stipendio che entra.
Da quando sono arrivata in Brasile ho avuto davvero poche giornate disponibili per godermi un bagno in mare o una gita in libertà.

Di cosa ti occupi al momento? Fai lo stesso lavoro che facevi prima in Italia?

NO. In Italia facevo l’insegnante mentre ora lavoro nel turismo, con il mio compagno.

Quali sono i tuoi piani per l’immediato futuro?

I miei piani per l’immediato futuro? Avrei voluto tornare in Italia perché non vedo i miei genitori da un anno, però durante questa pandemia tutto diventa molto incerto. Tuttavia vorrei essere ottimista e investire questi mesi qua in Brasile con Thiago per ripartire almeno con il turismo interno in Brasile per poi mettere delle basi per i progetti futuri come tour operator e ripartire più carichi di prima quando questa pandemia finirà.

Domanda del secolo: vorresti tornare in Italia? Cosa ti manca di più del nostro paese? Cosa pensi serva all’Italia per risollevarsi dalle sue ceneri

Vorrei tornare in Italia? Spesso penso che vorrei vivere in Italia, fare un lavoro statale come hanno fatto i miei genitori, immagino la mia vita così come è stata la vita dei miei genitori, così come è stata la mia infanzia. Non faccio difficoltà ad immaginarla e spesso mi dà sicurezza pensare di tornare. Tuttavia quando mi ritrovo davanti ad una scelta effettiva di tornare, sento che il mio posto non è lì. Sento che invece devo assecondare questa spinta che insieme a Thiago di credere in questo nostro progetto più ambizioso, anche se è tutto ignoto, molte cose sono ancora incognite: però forse è questo il “brivido” di una vita che è “tutta da scoprire”, di cui non si sa ancora molto.

… e vivere all’estero forse ti permette di “scoprire” qualcosa di nuovo tutti i giorni.

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