Se mi avessero detto che un anno dopo una rottura si può stare male esattamente come il giorno dell’accaduto non ci avrei creduto. Avrei giurato che non sarebbe mai successo a me.

La verità è che il mio cuore non era mai stato frantumato in mille pezzi fino ad un anno fa.

In questo post voglio dirvi che anche se vi siete sentite morire dentro, anche se ancora amate il lui che vi ha spezzato il cuore, anche se pensate che non sia nulla di peggio di un cuore infranto, la verità è che quella rottura può essere in realtà la più grossa benedizione che vi sia mai capitata.

Un anno fa a quest’ora finiva una storia d’amore in cui ho messo tutta me stessa, una relazione che ho voluto con tutto il cuore e che mi ha lasciata sola e lacerata dal dolore.

Quando ci siamo lasciati ho sentito la terra aprirsi sotto i miei piedi e ho iniziato a sprofondare al suo interno in modo lento e inesorabile. La solitudine e l’inverno sono arrivati insieme pronti ad appropriarsi della parte migliore di me: serenità e sorriso.

Un anno fa a quest’ora mi svegliavo sola in un Paese lontano 15.000km da casa, il cuore stretto in una morsa di dolore, la mente incastrata in un loop privo di via d’uscita che mi sconquassava l’anima. Quando arrivava la sera speravo di trovare confronto al dolore nel sonno, mi auguravo ogni giorno di poter sognare qualcosa di meraviglioso e magico che potesse mettere fine – seppur per pochi secondi – alla tristezza. Mi svegliavo puntualmente in preda agli attacchi di panico, sudata e in lacrime con le immagini dell’incubo appena fatto ben impresse nella mente.

Quando ero sveglia piangevo.

Piangevo camminando tra la gente, piangevo in macchina, al mare o al supermercato e persino a lavoro. Piangevo senza rendermi conto di farlo – le lacrime andavano e basta – erano gli altri a farmi notare il pianto. Gli attacchi di panico arrivavano improvvisi, i colleghi mi facevano sedere e chiedevano al manager di mandarmi a casa.

Tutto ciò e durato per tre mesi, tre mesi durante i quali non ho vissuto. Per tre mesi ho avuto problemi ad ascoltare la musica, ad uscire o a mangiare. Tutto mi ricordava lui, tutto mi riportava ai momenti insieme, ai ricordi o ai progetti di vita comune. Nulla aveva più senso.

Un anno fa non sapevo che cosa avrei fatto della mia vita e cosa ne sarebbe stato di me, ero sola per la prima volta in 26 anni, il mio visto stava per scadere ed ero a pezzi.

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Con le poche energie rimaste il 5 luglio sono stata – da sola – dalla mia migration agent: mi sono seduta, le ho raccontato tutto e l’ho implorata di trovare una soluzione per farmi rimanere in Australia; in quel momento era l’unica cosa che importava, quel tutto a cui aggrapparmi per rimanere a galla. Avrei fatto qualsiasi cosa fosse servita, pagato qualsiasi cifra, ero pronta a tutto. Dopo due ore avevo un piano da seguire, oltre ventimila dollari da spendere e una possibilità di rimanere in Australia.

Quella sera l’ho visto per l’ultima volta, le mille cose che avrei voluto dire bloccate nel dolore che provavo, quel giorno ho realizzato che era finita davvero.

A quel punto è iniziato il buio. Mesi sprecati pensavo.

La verità è che quei mesi di sofferenza e umiliazioni mi hanno resa la guerriera che sono oggi.

Quei mesi mi hanno costretta ad affrontare le sfide più grandi: solitudine e indipendenza da tutto e tutti. Quella completa libertà sempre sognata aveva deciso di giungere coatta.

Un anno dopo la rottura posso dire: “Cazzo si: ho vinto io!“.

Oggi sono una persona nuova, non necessariamente migliore, ma più consapevole dei miei sentimenti e ancor più della mia ragione. Un anno dopo sono ben lanciata a completare il percorso che, si spera, mi porterà a coronare il sogno di una permanent residency.

Sono padrona del mio tempo, dei miei pensieri e del mio volere.

Sono positiva, propositiva, entusiasta e lanciata, non ho ancora perso lo spirito battagliero che temevo si sarebbe dissolto allo scadere dell’eta adolescenziale.

Un anno dopo la rottura sono me stessa più di quanto non lo sia mai stata.

Ho imparato a reindirizzare l’amore di cui sono capace, non serve un uomo! Amo già infinitamente la mia mamma, mia sorella, le mie amiche.

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Ho capito quanto vero sia che bisogna amare e conoscere sé stessi pienamente prima di poter vivere in modo sano una qualsiasi relazione. Un partner non può e non deve essere un’ancora di salvezza ma un qualcosa che arricchisce un’esistenza già piena e felice.

Un anno dopo la rottura ho capito che tutti i consigli del mondo non servono a un cazzo! Quando ci si lascia abbiamo bisogno di soffrire, di star male e fare stronzate.
Non importa se per mantenere un briciolo d’orgoglio dovremmo smettere di cercarlo: al cuore non si comanda!
Possiamo imporci una dieta ferrea, ore di sport o studio ma non possiamo decidere di chi innamorarci.

Quando si ama qualcuno lo si fa e basta, la ragione svanisce… È il trionfo del cuore.

Quindi cara donna in preda alle crisi isteriche ricorda “È meglio aver amato e perso, che non aver mai amato”.
Lanciati in ogni relazione su cui nessuno scommetterebbe, osa, ama e non guardare mai indietro.
Peggio di un cuore infranto c’e’ solo il rimorso di non averci provato.