Un’esperienza di workaway – ovvero un’esperienza di lavoro volontario in cambio di vitto e alloggio – è molto più di un modo alternativo di viaggiare.
Se affrontata nel modo giusto, infatti, un’esperienza simile può davvero diventare un’opportunità di crescita personale e di confronto, pur nascondendo allo stesso tempo anche qualche difficoltà.

Ma quali sono gli aspetti positivi e quelli invece più complicati con i quali si deve fare i conti durante un workaway?

I PUNTI DI FORZA DI UN WORKAWAY

I vantaggi di vivere un’esperienza di questo tipo sono senza dubbio molteplici.
Oltre alla possibilità concreta di limitare – e non poco! – i costi del viaggio (non avendo a proprio carico vitto e alloggio), lavorare come workawayer vi darà innanzitutto la possibilità di fermarvi in un luogo quanto tempo desiderate e molto più a lungo di quanto non possiate fare durante una comune vacanza all’estero.
In questo modo, non solo prolungherete il tempo a disposizione per l’esplorazione di una determinata meta, ma avrete anche modo di viverla come un vero abitante del posto scoprendola in tutte le sue sfaccettature.

Dal punto di vista personale, invece, si tratta di una bella occasione per uscire dalla famosa – quanto dannosa – comfort zone, sperimentando uno stile di vita diverso da quello abituale e mettendo alla prova le proprie capacità: lavorative, certo, ma anche organizzative, interpersonali ed emotive.

Infine, un altro vantaggio da non sottovalutare, è la meravigliosa opportunità di stringere legami forti anche dall’altra parte del mondo: sia con i propri host con i quali si condividerà gran parte della giornata che con altri workawayer e – più in generale – con tutte le persone che si potranno incrociare lungo il cammino.

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LE DIFFICOLTÀ DI UN WORKAWAY

Trattandosi di un’esperienza così immersiva, tuttavia, non sarà di certo tutto rose e fiori e le prime difficoltà non tarderanno ad arrivare.
Al di là di problemi pratici legati al viaggio in sé (come possibili difficoltà linguistiche, organizzazione dei trasferimenti, necessità di viaggiare leggeri, ecc.), molto probabilmente dovrete fronteggiare tutta una serie di “difficoltà sociali”, prima fra tutti la capacità di dare fiducia al prossimo.
Questo perché, prima ancora di essere un rapporto di scambio reciproco del tipo do ut des, un workaway è un rapporto basato sulla fiducia tra persone di luoghi, storie e spesso culture diverse che si vengono incontro per aiutarsi a vicenda. Persone che non si sono mai viste in faccia ma che, nonostante questo, decidono di collaborare insieme fidandosi le une delle altre.
Se pensate che sia semplice, provate a chiedervi: ospiterei davvero un perfetto sconosciuto in casa mia? O viceversa, mi sentirei tranquilla/o a condividerei il mio tempo e i miei spazi con qualcuno che non conosco ancora?

Oltre al discorso della fiducia, c’è anche da tenere in considerazione il fattore dei pregiudizi (sia propri che altrui). Spesso infatti i workawayer vengono visti come degli “scrocconi” che se ne approfittano e provano a viaggiare quasi gratuitamente a spese di chi li ospita.
Dall’altra parte invece chi lascia la propria vita alle spalle per vivere un workaway può essere lui/lei stesso/a carico/a di pregiudizi che gli sono stati inculcati nel tempo e che – a sua insaputa – potrebbero intaccare la parte più bella di un’esperienza del genere: il contatto sincero e genuino tra estranei. D’altronde, provate a pensare a quante volte ci comportiamo con diffidenza verso qualcuno perché temiamo possa in qualche modo fregarci.

Detto questo:

COME CI SI PUO’ PREPARARE AL MEGLIO PER UN WORKAWAY?

La verità è che non esiste una risposta vera e propria.
Come per tutti i piccoli grandi passi della vita, l’unica cosa che vi possiamo consigliare è di fare un bel respiro, raccogliere un po’ di coraggio e… di lanciarvi senza timore nella vostra prossima incredibile avventura!
Siamo sicure che ne varrà la pena!

[Francesca Lamperti per LeDonneLoSanno.it]