Anna Chiara ha lasciato tutto e ha deciso di fare un viaggio intorno al mondo.
Noi abbiamo deciso di intervistarla per farci raccontare la sua esperienza e per conoscerla meglio

Ciao Anna chiara prima di tutto grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande e complimenti per il viaggio che stai facendo.
Chi è Anna Chiara? Com’è nato l’account iopartosola? Raccontaci un po’ di te e di questo viaggio intorno al mondo.

Ogni volta che mi fate questa domanda mi rendo conto di quanto ormai, con il passare del
tempo mi venga sempre più facile rispondere.
Anna Chiara è una donna che è maturata alla velocità della luce.
Un’artista che ha trovato la sua strada percorrendone prima tante altre.
Dipingevo, facevo musica, scrivevo poesie, mi divertivo a creare con i tessuti prima che la
fotografia arrivasse, prima che mi trovasse.
Ho sempre avuto, ho ancora, fiumi di cose da dire, ma da quando c’è la fotografia non esiste per me altro modo di comunicare. Iopartosola nasce sulla basi di questo.

Comunicare, raccontare con le mie immagini. E cercare, tramite loro, di fare in modo che il lettore arrivi da me. Che il lettore viva quel tramonto come lo vivo io. Che percepisca quello sguardo sulla sua pelle come lo percepisco io. Che sorrida per il sorriso di quel bambino.
Forse non l’ho ancora mai detto pubblicamente ma il nome del progetto viene dal titolo del mio romanzo: Io parto sola.

L’idea nasce nel 2015, durante gli 850 km del cammino di Santiago di Compostela, e si evolve nel 2017 durante la spedizione al circolo polare artico alla ricerca dell’aurora boreale, nello specifico alle isole Lofoten , durante la notte polare norvegese.
Oggi è tutto in continuo divenire.

La scrittura ha ispirato le mie fotografie e le fotografie hanno completato la mia scrittura. Le due cose si sono fuse insieme in un metodo solo, che è unico nel suo genere, incredibilmente potente, totalmente mio. È questo che faccio da quando sono partita. Scatto foto. Scrivo racconti. Compongo storie. E vado avanti felice. Viaggiando, condividendo, creando, lasciando piccoli pezzetti di me e della mia arte, nel mondo.

Essere donna e viaggiare da sola, quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato Quali i lati più positivi? Parlaci della tua esperienza e sfataci qualche mito sull’argomento.

Rispetto a quando ho cominciato a viaggiare da sola, ormai ben dieci anni fa, le cose sono molto cambiate.
Sempre più donne nel mondo, ma devo dire anche in Italia, si apprestano a vivere un’esperienza in solitaria.
Sono nati gruppi di supporto in cui si tratta quotidianamente l’argomento. Online sempre più blog affrontano la tematica. Se ne parla sui giornali. In televisione. Sui social.
Non me la sento di definirlo un fenomeno di massa, siamo ancora ben lontani da questo, ma sicuramente ecco, c’è più informazione, più spinta, e la semplificazione relativa all’immenso
sviluppo tecnologico ha fatto il resto.
I social media, le mappe, le app, i motori di ricerca settoriali, hanno fatto tanto, così come le donne che hanno cominciato quando tutto questo non esisteva, e che adesso come me, condividono la propria storia ispirando, credo, e forse dando un piccolo esempio.

Mi sento di poter affermare, mai come in questo caso, che un’azione ispira un’altra azione.
E che le donne che viaggiano da sole ispirando altre donne a viaggiare da sole.
I lati negativi ci sono. Ma sono meno di quel che si pensi.
Il problema è che combattiamo con un’idea stereotipata di “femmina” che la società incoraggia da sempre. Un’idea che vede la donna più soggetta al pericolo perché facile preda degli istinti più meschini e primordiali del maschio, un’idea che la vede più sensibile e meno in grado di sopportare l’impatto con avvenimenti dalla grossa portata emotiva.

Un’idea che la vede svantaggiata per le sue fattezze e prestanze fisiche.
Un’idea estrema, antiquata, sbagliata.
Questo non è un comizio.

Mi è stato chiesto di sfatare qualche mito e non mi lascio scappare l’opportunità.
Una donna non è più debole.
Una donna non è più indifesa.
Una donna non è meno capace.
Un donna non è meno fornita.
Ogni donna è diversa ma ci tengo ad urlare al mondo intero che soltanto a volerlo
una donna è in grado di fare qualsiasi cosa.
Detto ciò dov’eravamo?
Ah si i pro e i contro.
I contro sono dettati principalmente dalle cose di cui ho appena parlato.
Vi assicuro che nel mondo, in culture differenti, è pressoché lo stesso, ho incontrato quasi ovunque le stesse difficoltà.
Uomini che non capivano.
Persone che giudicavano.
Approcci fastidiosi e insistenti che si potrebbero evitare se solo la smettessimo di evidenziare così tanto le differenze tra i due sessi. Personalmente la difficoltà più grande per me è affrontare tutto questo, ma credo che il pregiudizio e il sentito dire si possa smentire più con i fatti che con le parole. Ed è quello che sto facendo da un anno.
Viaggiando per il mondo, da sola.
Per quanto riguarda le cose positive beh, nel mio caso sono innumerevoli ma la più grande e la
più importante è la libertà di scelta.
Viaggiare da sola mi consente di dover tenere conto soltanto delle mie sensazioni e dei miei
desideri.
Seguo l’istinto, che mi permette di uscire incolume spesso da situazioni pericolose,
rispetto qualunque cultura mi accolga, pur non comprendendola, e accetto chiunque si presenti sul mio cammino, insomma prendo a braccia aperte tutto ciò che la vita sceglie di darmi.
Il bello, il brutto.
Il meraviglioso e il terribile.
Il segreto che poi non è un segreto ma una scoperta che mi sento di condividere è semplice:
agisco con cognizione di causa, con consapevolezza.

Mi prendo cura di me e mi salvo da sola.

Questo mi permette di fare letteralmente ciò che voglio. Da sempre, a prescindere dal mio sesso. E non permetterò mai, che qualcosa o qualcuno mi induca a cambiare questo modo di fare,
di vivere. E nessuna donna, che sia arrivata a queste stesse conclusioni o meno, dovrebbe.

Parliamo di instagram, il social più amato e odiato del web.
Il tuo account sta crescendo in modo esponenziale e registra un tasso di engagement ben al disopra della media. Quali sono i trucchi per crescere e quanto tempo spendi ogni giorno su questo social?

(No decisamente non crediamo a chi dice che ci passa una mezz’ora al massimo e cresce di migliaia di follower in pochi mesi).

Di trucchi ce ne sono tanti.
Io non ne uso nessuno.
La mia è una crescita totalmente organica ed un percorso di cui vado molto orgogliosa.
Nei primi tempi, incuriosita da come funzionasse il tutto e presa dalla novità di una piattaforma nuova che anche nel mio precedente profilo personale, non avevo mai visto o concepito come qualcosa che potesse crescere o portarmi prestigio, ho sperimentato diverse tecniche, per poi scoprire immediatamente che non mi avrebbero portata da nessuna parte.

A che cosa servono i bot?
Si capisce immediatamente che ad agire non c’è una persona vera.
A che scopo fingere di interagire se non c’è la voglia, l’intenzione di interagire.
Ciò che nella mente della stragrande maggioranza delle persone che utilizza questi “servizi” si
presenta come un risparmio di energie e di tempo,
alla fine si dimostrerà una vera perdita di tempo che porterà solo risultati falsi e frustrazione.

A che cosa serve il follow unfollow?
Voi dovete seguire chi vi ispira e con chi sentite scattare una connessione.
Chi vi propone contenuti interessanti.
Chi vi fa spanzare dalle risate.
Chi vi fa emozionare.
Chi vi informa e condivide tematiche importanti.
Ma chi se ne frega dei numeri.
Qui c’è la falsa percezione che chi c’ha i numeri è potente.
Che se un profilo con 17mila follower inizia a seguirmi devo fare lo stesso.

Scusa è ma se i contenuti mi fanno cagare dove sa scritto che da parte mia deve esserci un
ricambio?
O ancora quelli che ti seguono e poi ti scrivono in privato messaggi predefiniti invitandoti a
ricambiare il follow.
O ancora, mio dio, di esempi ce ne sono mille, quelli che copiano e incollano quei messaggi sotto ad ogni foto, esordendo con “che bello scatto” e poi subito dopo “ Io sono un picopallo che fa questo e che ama fare questo. Vieni da me?”
Ma vengo dove?
Ma ti pare il modo?
Mi dispiace ragazzi per me non funziona così.

I follower per me non sono follower, i follower sono persone.
Ed io amo interagire con loro quanto loro amano interagire con me.
Ho un rapporto con tutti.
Rispondo a tutti.
Ad ogni commento, ad ogni considerazione, ad ogni complimento, suggerimento, critica e sfogo.
Che siano 2 o siano 2.000, ma che differenza fa?
Sono tutte persone che hanno scelto me e che prendono da me ciò che gli serve, ciò che gli
piace, tra tutto ciò che scelgo di dare.
Sono tutte persone che hanno dedicato un momento della loro vita per parlare con me, perché
non dovrei fare lo stesso e non prendermi un attimo per parlare con loro?
È vero la mia è una crescita esponenziale.
Ma non ci sono giochetti di prestigio o automatismi.

Ci sono io, che dedico metà della mia giornata a produrre contenuti.
E l’altra metà a condividerla sui social.
La risposta è immensa.
Le persone apprezzano in modo incredibile me e il mio lavoro.
Ma soprattutto apprezzano la line che ho scelto di tenere e mantenere: una linea onesta, pulita e vera.
Credo che in mezzo a tanta falsità, a tante bugie, questo alle volte faccia paura, ma che alla fine ispiri e porti a pensare “ah allora c’è ancora del buono a questo mondo”.
Qualità.
Interazione.
Condivisione.
Se i contenuti sono di qualità le persone interagiscono, si appassionano, si affezionano e
soprattutto condividono.
La vera svolta avviene in questo modo.
Quando ciò che fai viene reputato così bello, da spingere chi ti guarda e chi ti legge a
condividerti.
Ed è questo che ti permette di raggiungere persone sempre nuove e inaspettatamente, di crescere.
Io non sono una social media manager.
Ogni considerazione qui riportata è personale e interamente basata sulla mia esperienza da
quando ho lanciato il progetto.
È la mia storia , il mio caso.
Un’avventura che mi ha portato a comprendere che, se si vuole la pappa pronta in tavola non si può pretendere che quantità e qualità si equivalgano.
Io ho imparato che la qualità porta quantità. E che l’umanità riceve umanità. E grazie a questo, e lo dico con le mani che mi tremano e le lacrime agli occhi, mi sto facendo un nome, anche al di fuori della piattaforma.
Si, perché la mia vita è su Instagram ma Instagram non è la mia vita.

Lasciare tutto per viaggiare è praticamente il sogno di tutti, come gestisci i costi di questo viaggio?

Domandona. A cui risponderò brevemente.
Uno ottiene ciò per cui lavora. Io ho lavorato tutta la mia vita per arrivare a questo.
E ancora oggi non smetto di lavorare. E a poco a poco mi sto costruendo una carriera, un futuro.
Ho i miei risparmi , che pur non essendo tanti, non sono ancora finiti, dopo ben 11 mesi sulla
strada, e questo perché ho saputo ottimizzare ogni situazione.
Offro le mie skills in cambio di vitto e alloggio.

Faccio volontariato.
Interagisco con le persone con umanità e rispetto anche nella via reale, e vengo spesso ripagata per questo, con opportunità che altrimenti mi passerebbero accanto sfiorandomi appena.
I costi ci sono, a che serve mentire.
Ma quanto sono alti e gestibili dipende da voi.
Da che cosa siete disposti a rinunciare, e da quanto siete disposti ad investire su voi stessi.
Io ho investito su di me e sul mio progetto di vita, tutto ciò che ho, pronta a ricominciare da zero in caso di fallimento e a rimettermi in piedi in caso di caduta.
Tutto è fattibile.
Con lo spirito d’adattamento, la forza di volontà e non mi stancherò mai di dirlo,
la passione.

Se potessi esprimere un desiderio per tutte le donne del mondo quale sarebbe?

Alzatevi in piedi.
Non state sedute.
Parlate.
Non state in silenzio.
Amate.
Non chiudete a chiave il cuore.
Sognate.
Non è mai troppo tardi per realizzare un sogno.
Vivete.
La vita è troppo bella e troppo breve per non vivere a pieno ed essere felici.
Il mio desiderio è che tutte realizzino i propri desideri.
A prescindere dalla dimensione, portata, forma, motivazione.
Perché ogni scelta è valida.
Ogni donna conta.
Ed ogni vita, vale.

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