Abbiamo deciso di avvicinarci a donne che stimiamo, studiarle, farle conoscere e far sì che il loro successo sia fonte di ispirazione per altre donne anziché motivo di invidia. Nasce Lavoro da Donna, la rubrica di LeDonneLoSanno dedicata a Donne che hanno successo sul lavoro, perché quel lavoro è esattamente il lavoro che si sono scelte, per cui hanno combattuto e sudato. Il lavoro che si sono cucite addosso. In barba alla frustrazione da posto fisso.

Ti conosciamo ormai da tanti anni e abbiamo potuto seguire il percorso lavorativo che ti ha portato a diventare una freelance. Quali sono state le tappe più significative di questo percorso?

Ciao ragazze e grazie per questo spazio nel vostro magazine online.

Partite subito con una domanda a cui non è semplice rispondere, ma vediamo di provarci. Il mio percorso è stato lungo, ci ho messo diversi anni per capire che questa era la strada che volevo intraprendere davvero, soprattutto perché inizialmente ciò che mi mancava era l’autostima e la consapevolezza di potercela fare solo con le mie forze.

Come sapete, ormai nel lontano 2012, avevo aperto un blog di viaggi che purtroppo ora è un po’ lasciato nel dimenticatoio per mancanza di tempo, ma è stato quello il mio vero trampolino di lancio, grazie al blog ho potuto dimostrare a me stessa di poter costruire qualcosa da zero e raggiungere le seimila visite al mese in poco più di un anno da quando ho iniziato a studiare Seo, perché è da lì che sono partita, dal copywriting anche se tutti ormai mi conoscono maggiormente come Social Media Manager.

La molla che mi ha fatto veramente fare il salto è stata l’insoddisfazione che avevo dal mio precedente lavoro, per cui perdevo due ore al giorno solo per andare e tornare dall’ufficio.

Ho cominciato a domandarmi se perdere tutto quel tempo non fosse un enorme spreco, quel tempo in fondo era mio e avevo tutto il diritto di amministrarlo come volevo.

Ho cominciato a lavorare la sera per un’agenzia di comunicazione a cui mi ero proposta mostrando i risultati ottenuti scrivendo per il mio blog e quando hanno cominciato a pagarmi 400 euro al mese, ho capito che era arrivato il momento di provarci, ma prima di licenziarmi mi sono preparata un bel materasso di atterraggio: ho aperto il mio sito (elisapasqualetto.it) strutturandolo in modo da avere ottime chance di posizionarmi in prima pagina con le parole chiave “copywriting a Venezia e Social media manager a Venezia”, nel frattempo ho anche frequentato un corso di web marketing che ha messo dei punti fermi nelle mie conoscenze.

Poi a gennaio 2017 mi sono licenziata e a febbraio dello stesso anno ho aperto partita iva.

Diciamo che se dal 2012 ho iniziato a sognare di lavorare come freelance, dal 2016 al 2017 ho concretizzato l’idea… ci ho messo un po’, ma al momento posso dire che è la miglior scelta che potessi fare.

Nell’era in cui tutti si definiscono Nomadi Digitali, che nome daresti al tuo lavoro se dovessi scegliere un’etichetta?

Non ci ho mai pensato se devo essere sincera, ma penso che freelance vada più che bene.

Non sono una nomade digitale, nel senso che non mi vedrete mai lavorare da Bali con il mio pc anche se mi è capitato di lavorare dalla spiaggia e da un appartamento di Barcellona più volte.

Il mio ambiente di lavoro è casa mia, è il luogo dove riesco a godermi il silenzio e dove mi concentro più facilmente, con tutte le difficoltà del caso, sia chiaro, ma sto bene.

Credo quindi che la definizione più esatta sia proprio quella che ho utilizzato nel mio sito: Seo Copywriter & Social Media Manager Freelance, lungo, ma esaustivo, se così si può dire.

Ti va di sfatare i miti dell’essere freelance e di sottolineare i punti di forza di questo status lavorativo?

Sono molto contenta di questa domanda, proprio l’altro giorno una ragazza mi ha scritto su Instagram raccontandomi il suo sogno di lasciare il posto fisso per poter iniziare una carriera da freelance così da poter “amministrate il tempo come vuole”.

Beh, questo è sicuramente un pro dell’essere freelance, ma è anche un’arma a doppio taglio.

Diciamo pure che amministrare il proprio tempo è estremamente difficile, avere self control è estremamente difficile. Il fatto stesso di non avere un capo che ti dice cosa fare e a che ora iniziare a lavorare o timbrare il cartellino ti fa sentire come se avessi tutto il tempo del mondo a disposizione, ma non è così perché la distrazione è sempre dietro l’angolo, a partire dalle notifiche sul cellulare, le persone che ti chiamano “perché tanto sei a casa”, la pausa pranzo lunga quanto vuoi…

Quindi, essere freelance dà un sacco di soddisfazioni, sia a livello personale che professionale, perché porti avanti un tuo progetto e sei tu l’artefice del suo successo… o del suo insuccesso. Sei tu al centro di tutto, nel bene e nel male e devi farci i conti.

Se sei tu che ti prendi le soddisfazioni quando un cliente è felice del tuo lavoro, sei anche tu che devi gestire la parte amministrativa del tuo lavoro (che molti odiano, ma che io personalmente amo).

Come in ogni cosa, non è tutto oro quel che luccica e soprattutto essere freelance non è per tutti, esattamente come essere dipendente non è per tutti.

Instagram: hai carta bianca. Parlaci del social più controverso del web!

Se penso che quando ho cominciato a fare questo mestiere Instagram non me lo filavo proprio e ora ho persino creato un corso tutto mio su come utilizzarlo in modo professionale mi sembra assurdo.

Instagram è un social che o ami o odi, specie se se un imprenditore, che ha avuto un grande cambiamento nel tempo, specie in questi ultimi anni.

Come tutti i social all’inizio era uno dei più performanti (se pur al giorno d’oggi sia ancora il social che in assoluto registra il più alto tasso di engagement tra tutti), ha dato spazio e vita a moltissimi influencer e ha introdotto un nuovo modo di fare marketing attraverso le immagini e le stories.

Rispetto a Facebook, Instagram è un social più vicino alle persone, a mio avviso, anche se con l’avvento dei bot le persone sono diventate numeri e la cosa ha preso una piega poco piacevole, specie per chi vuole veramente vendere tramite questo social.

Che dire dunque, Instagram sa dare molte soddisfazioni ma anche molte delusioni, soprattutto se non si ha una strategia da seguire ma si va a braccio.

Tanto per farvi un esempio, solo dopo un anno da quando ho aperto il mio profilo ho cominciato a vendere le mie consulenze e i miei corsi, ma prima c’è stato un lungo e lento lavoro di branding, tutt’ora in atto.

Il mio consiglio per chi vuole utilizzare questo potete strumento social è quello di non avere fretta e lavorare sui contenuti di qualità, le persone sono stanche di vedere finzione e sentir parlare di aria fritta, cerchiamo quindi di fare la differenza con una comunicazione mirata e di valore.

Essere donna nel mondo del lavoro, come sono state le tue esperienze? Hai mai incontrato ostacoli legati all’esser donna? Ti sei mai trovata in ambienti sessisti?

Purtroppo mi è capitato più di una volta.

Quando lavoravo in aeroporto a Venezia come agente check-in mi è capitato spesso di sentirmi dire frasi come “ti hanno assunto per il tuo bel culo?” o di non essere presa sul serio perchè ero una donna, ma la cosa più pensate che mi sia successa durante la mia carriera lavorativa è stato in uno degli ultimi posti in cui ho lavorato in cui ho subito del mobbing per tutta la durata le mio contratto, fino a costringermi a licenziarmi.

Il mio capo era un misogino, le opinioni mie e delle mie colleghe non erano mai prese in considerazione e quando lo erano, venivano spacciate per proprie, mentre i colleghi uomini erano sempre tenuti su un piedistallo.

Purtroppo questa è una realtà che esiste, ma a cui ci si può ribellare denunciando, battendo i pugni quando necessario senza vivere nel timore di perdere il lavoro, perchè è sicuramente un rischio, ma a mio avviso è di gran lunga meglio perdere un lavoro così che soffrire per sempre.

Non nego di essermi fatta i miei pianti, ma ho la fortuna di essere una donna forte e con un caratterino niente male, per cui in un certo senso sono stata fortunata, la mia forza d’animo mi ha sicuramente aiutato a reagire.

Che rapporto hai con le altre donne? Che amica sei? Come ti approcci alle donne in ambiente lavorativo? Hai incontrato colleghe che sono diventate AMICHE?

Che rapporto ho con le donne? Che solitamente le reputo delle gran scassacazzi, con delle eccezioni. Le più pericolose a livello lavorativo sono le invidiose, quelle che non vedono in te una collega ma una rivale da battere.

Se però da una parte c’è questo tipo di donna, dall’altro ci sono delle persone fantastiche e io ne ho incontrate parecchie e tante di loro sono diventate mie amiche oltre che colleghe.

Se mi guardo indietro devo dire che da ognuno dei lavori che ho fatto ho acquisito un’amica che tutt’ora vedo e frequento.

Per rispondere alla domanda “che amica sei”, eh, sono una di quelle amiche che le cose te le dice in faccia e spesso senza troppo tatto (mio gran difetto), ma sono sincera e leale, vero è però che mi aspetto di ottenere lo stesso dall’altra persona. Le mie amiche si contano sulle dita di una mano, ma sono quelle vere che spero di portare con me per il tempo che mi è concesso.

Se potessi esprimere un desiderio per tutte le donne del mondo, quale sarebbe?

Il mio desiderio per loro è che non si sentano mai diverse, mai inferiori a nessuno, perché la donna prima di essere donna è un essere umano e su questo, credo siamo tutti d’accordo.

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